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Castaneda: mistico o mistificatore?

Massimo Introvigne

A quasi un anno dalla morte, Carlos Castaneda rimane una delle figure più popolari nell’ambiente del New Age in tutto il mondo. Solo in italiano sono disponibili una quarantina di edizioni dei suoi numerosi libri, diversi siti Internet, nove gruppi che praticano ufficialmente – autorizzati dalla società a cui ha lasciato in eredità i suoi diritti d’autore, Cleargreen – i "passi della Tensegrità", l’ultima versione del suo metodo esoterico. Sembra che l’unico problema sia la lotta contro quelli che il sito Internet italiano di Cleargreen chiama spregiativamente "parassiti": i gruppi castanediani non autorizzati, che proliferano in Italia come in molti altri paesi del mondo. Eppure – ignorate da Cleargreen e dai discepoli più fedeli – ombre e nubi continuano ad addensarsi intorno agli insegnamenti dell’antropologo americano. Molte continuano a emergere in occasione della causa per l’eredità che oppone a Cleargreen la moglie divorziata di Castaneda, Margaret Runyan Castaneda, e il figlio di quest’ultima, Adrian Vashon, che l’antropologo riconobbe con il nome di C.J. Castaneda benché fosse a conoscenza del fatto che il padre biologico fosse in realtà uno dei suoi migliori amici, Adrian Gerritsen.

Castaneda entra all’Università della California di Los Angeles nel 1959. Dichiara di essere nato a San Paolo, in Brasile, nel 1935 e di essere figlio di un professore universitario. I documenti della sua immigrazione negli Stati Uniti – riemersi in occasione delle dispute sull’eredità – lo dichiarano invece nato a Cajamarca, in Perù, nel 1923, e affermano che il padre era un gioielliere. Sembra che, emigrando negli Stati Uniti, nel 1951 avesse lasciato in Perù, incinta, una moglie di origine cinese. Si dichiara invece celibe e sposa Margaret nel 1960 (dopo alti e bassi, divorzieranno nel 1973). Nel 1962 consegue il primo grado universitario (BA) in antropologia. Continua a studiare per ottenere un dottorato, e nel 1968 – quasi improvvisamente – diventa famoso in tutto il mondo. La casa editrice della sua università, la University of California Press, pubblica The Teachings of Don Juan (la traduzione italiana, A scuola dallo stregone, uscirà nel 1970). Nel libro Castaneda racconta i suoi incontri con Don Juan Matus, un nagual o sciamano messicano di etnia yaqui che avrebbe incontrato per caso a Nogales, in Arizona, a una fermata dell’autobus nel 1960. Don Juan avrebbe introdotto il giovane studente a straordinarie avventure spirituali, alcune delle quali "aiutate" dall’uso di sostanze tratte da diverse piante allucinogene. Nell’epoca della "rivoluzione psichedelica", il libro diventa un best seller internazionale. Nel 1971 Castaneda pubblica Una realtà separata, affermando di avere con questo secondo volume completato la sua trascrizione degli insegnamenti di Don Juan. Gli editori, tuttavia, premono per ulteriori libri, e non manca qualche critica nei confronti di quella che sembra una promozione delle droghe psichedeliche. Così, nel 1973, Castaneda afferma di avere incidentalmente "ritrovato" degli appunti che erano andati perduti, da cui emerge che le droghe non sono strettamente necessarie per raggiungere stati alterati di coscienza. E’ il tema di Viaggio a Ixtlan, che viene accolto positivamente dall’ambiente degli antropologi. Sulla base – tra l’altro – di questo volume, l’Università della California gli concede il dottorato e anche un’autorità come Mary Douglas afferma che si tratta di nuove scoperte antropologiche di notevole importanza.

Negli anni 1970, tuttavia, Castaneda si trasforma gradatamente da antropologo in guru. Afferma di avere incontrato di nuovo Don Juan Matus – che nessuno ha visto – per pochi giorni nel 1971, e ne nascono ulteriori volumi. Più tardi apprenderemo che Don Juan è morto, ma ne rimangono in circolazione diverse discepole, con cui Castaneda intreccia complessi rapporti. Le discepole di Don Juan riconoscono peraltro ormai lo stesso Castaneda come un maestro. Negli ultimi anni dà al suo insegnamento il nome "Tensegrità", per indicare un insieme di esercizi di meditazione e movimenti del corpo che dovrebbero permettere di percepire i campi di energia in forma di filamenti luminosi molto al di là dei normali processi cognitivi, fino ad accedere a livelli di consapevolezza infiniti. E’ la "via del guerriero", una parte integrante del New Age di cui Castaneda era, al momento della morte, il riconosciuto maestro.

Nel 1976 un professore di psicologia, Richard de Mille, pubblica Castaneda’s Journey, in cui mette in dubbio che Don Juan Matus sia mai esistito. E’ il segnale che molti antropologi scettici attendevano per denunciare Castaneda come uno pseudo-antropologo (benché dotato di titoli accademici reali) e un mistificatore. Esperti delle zone che descrive nei suoi volumi mettono in luce diverse contraddizioni paesaggistiche, climatiche e geografiche. Un altro antropologo, Hans Sebald, elenca una serie di animali che compaiono nei volumi di Castaneda e che sono del tutto sconosciuti nella zona dove avrebbe dovuto incontrarli. De Mille e altri collaborano nella preparazione di una voluminosa raccolta di brani paralleli da cui si evince che molti degli insegnamenti – presunti originali – di Don Juan derivano quasi letteralmente da testi più o meno oscuri di antropologia o di esoterismo pubblicati negli Stati Uniti prima del 1960. Infine, esce allo scoperto la ex-moglie Margaret, che nel 1996 pubblica un libro di ricordi. Margaret – che promette nuove rivelazioni in occasione della causa per l’eredità – afferma che Don Juan Matus è semplicemente un prodotto della fertile immaginazione di Castaneda, e che il cognome deriva dal vino preferito dell’antropologo, il Mateus.

La morte di Castaneda ha aumentato i dubbi e i misteri. Secondo l’organizzazione che ne è l’erede, Cleargreen, avrebbe fatto testamento a suo favore il 23 aprile e sarebbe morto il successivo 27 aprile (Margaret e il figlio contestano sia il testamento, sia la firma). Il certificato di morte perpetua la finzione secondo cui sarebbe nato in Brasile, e afferma – certo erroneamente – che non sarebbe mai stato sposato. Il corpo è stato cremato poche ore dopo la morte, che nessuno ha annunciato ai seguaci e ai milioni di lettori. Solo oltre due mesi dopo – quando la voce ha cominciato a circolare - Cleargreen ha confermato la notizia, offerto qualche scarno dettaglio e citato come ragione per il precedente silenzio la nota estrema avversione di Castaneda per i giornalisti, i fotografi e la pubblicità. Resta il fatto che per parecchi mesi – mentre promuoveva la "Tensegrità" come via, fra l’altro, alla buona salute – Castaneda stava in realtà morendo di cancro.

Alcuni ammiratori dell’antropologo distinguono fra i primi scritti – che costituirebbero gli autentici insegnamenti di Don Juan Matus – e gli ultimi, in cui un Castaneda invecchiato e malato avrebbe proposto, con la "Tensegrità", una nuova ipotesi non garantita da alcun insegnamento tradizionale. Altri hanno deciso di non ignorare le prove che si accumulano secondo cui Don Juan Matus non è mai esistito. Distinguono, però, fra "verità" e "validità" degli insegnamenti, sostenendo che i metodi attribuiti a Don Juan – anche nell’ipotesi in cui quest’ultimo sia un personaggio di fantasia – "funzionano", e meritano quindi in ogni caso di essere praticati. Cleargreen, dal canto suo, difende la "Tensegrità", e afferma in un recente comunicato stampa che "Carlos Castaneda ha lasciato il mondo nello stesso modo in cui lo fece il suo maestro, Don Juan Matus: con piena consapevolezza. La cognizione del nostro mondo nella vita quotidiana non fornisce una descrizione di un fenomeno come questo. Così, per rimanere nei termini della legalità e nei termini burocratici che il mondo della vita quotidiana richiede, Carlos Castaneda è stato dichiarato essere morto".

 

* "Avvenire" (Agorà), Giovedì 4/03/1999.


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