Pechino, 6 gennaio 2000:

l’«Associazione Cattolica Patriottica» ordina cinque vescovi

 

BOLLETTINO DELLA SANTA SEDE, martedì 4 gennaio 2000:

 

DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE,

DR. JOAQUÍN NAVARRO-VALLS , 04.01.2000

 

Alle domande dei giornalisti sulle annunciate ordinazioni episcopali a Pechino da parte dell’Associazione cattolica patriottica, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dr. Joaquín Navarro-Valls ha così risposto:

Devo manifestare la meraviglia e il disappunto della Santa Sede perché questa decisione interviene in un momento in cui da più parti si levano delle voci che lasciano ben sperare per una normalizzazione dei rapporti tra la Santa Sede e Pechino, mentre questo gesto viene a porre degli ostacoli che certamente intralciano tale processo.

[00110-01.02] [Testo originale:italiano]

 

BOLLETTINO DELLA SANTA SEDE, martedì 4 gennaio 2000:

 

COMUNICATO, 05.01.2000

 

Domani, giovedì 6 gennaio 2000, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre consacrerà 12 nuovi Vescovi.

Salgono così a 290 le ordinazioni episcopali conferite da Giovanni Paolo II nel corso del Suo Pontificato.

“Record” numerico della nomina di Vescovi rimane quello dell’anno successivo alla Sua elezione quando il Papa, il 27 maggio 1979, ne nominò ben 26.  Due le ordinazioni episcopali effettuate in “trasferta”: l’una in Africa, il 4 maggio 1980, dove il Santo Padre conferì 8 ordinazioni episcopali e l’ altra in Albania (il 25 aprile 1993), dove furono 4 i Presbiteri elevati alla dignità episcopale.

[00112-01.01] [Testo originale:italiano]

 

«Corriere della Sera», mercoledì 5 gennaio 2000:

 

Chiesa patriottica rafforzata. Santa Sede: dialogo difficile

CINA, SGARBO AL VATICANO

Nominati nuovi vescovi

 

Roma - Il Vaticano ha usato ieri un tono insolitamente duro per protestare contro la decisione di Pechino di nominare tre nuovi vescovi, canonicamente illegittimi, nella Chiesa cattolica «patriottica». «Devo manifestare la meraviglia e il disappunto della Santa Sede - ha commentato il portavoce del Papa, Joaquin Navarro Valls - perché questa decisione interviene in un momento in cui da più parti si legano voci che lasciano ben sperare per una normalizzazione dei rapporti fra la Santa Sede e Pechino, mentre questo gesto viene a porre ostacoli che certamente intralciano tale processo».  L’ordinazione dei tre presuli nel corso di una cerimonia a Pechino, prevista per domani, sembra una vera provocazione. Avrà luogo infatti il giorno dell’ Epifania, lo stesso che il Papa riserva tradizionalmente all’ordinazione dei vescovi, come farà anche quest’anno in San Pietro, conferendo la dignità episcopale a 13 prelati europei, americani e africani. Per la Chiesa cattolica solo il Pontefice può nominare un vescovo, che può essere viceversa consacrato da qualsiasi altro vescovo regolarmente ordinato. I tre nuovi pastori della Chiesa «patriottica» potrebbero quindi risultare, secondo il codice di diritto canonico, validi benché illegittimi. Si conoscono i loro nomi: monsignor Lu Xinping, per la diocesi di Nanchino, monsignor Su Changshan, per la diocesi di Baoding, e monsignor Zhan Silu, per la diocesi di Mindong. Il vicepresidente della Chiesa «patriottica», Liu Bainian, ha precisato che sono stati «eletti» nelle loro rispettive diocesi prima di essere approvati dalle commissioni religiose delle corrispondenti province e dalla Congregazione cinese per i vescovi. Fra le righe della reazione vaticana si legge la delusione per un incidente di percorso che giunge in un momento in cui forse era stato avviato un vero e proprio dialogo. Appena un paio di settimane fa, il portavoce vaticano si era limitato a «prendere atto» delle affermazioni di un quotidiano di Hong Kong che «rivelava» l’esistenza di negoziati segreti e di prossimi rapporti diplomatici tra Cina e Santa Sede. E aveva aggiunto che non poteva «essere più preciso a proposito di notizie che non abbiamo avuto per via bilaterale». Era come sollecitare qualche segnale più diretto. Lo scorso novembre l’agenzia vaticana Fides aveva pubblicato un documento segreto del partito comunista cinese che dava per scontata in tempi più o meno lunghi la normalizzazione delle relazioni fra Cina e Vaticano. Di qui la necessità probabilmente di rafforzare la «Chiesa patriottica» di fronte al rischio che una volta ricongiunta con la Chiesa clandestina fedele al Papa quest’ultima prenda il sopravvento. «Il Vaticano - commentava il documento - trarrà vantaggio dalla normalizzazione delle relazioni per negarci il diritto di indipendenza, sovranità e autonomia nella Chiesa e cercherà di guadagnare potere sulla Chiesa cattolica in Cina». La nomina dei tre vescovi appare coerente con questa linea decisa dal comitato centrale. Da parte sua, la Santa Sede non poteva non segnalare la sua indisponibilità ad accettarla, proprio per motivi istituzionali, anche se nei primi secoli i vescovi venivano effettivamente «eletti» dal clero locale. Le soluzioni di compromesso negoziate in passato dalla Sede apostolica con vari governi sono state diverse. Andavano dal diritto di «presentazione» di una rosa di candidati all’approvazione da parte delle autorità locali del nome del candidato alla direzione di una diocesi. Il problema del «controllo» della Chiesa cattolica, nella visione laica delle autorità cinesi, ovvero della nomina legittima dei vescovi da parte del Papa, considerata a Pechino una «ingerenza», rimane il problema principale che intralcia il processo di riavvicinamento.

 

Bruno Bartoloni

 

Fides, 7 gennaio 2000:

 

CINA - VATICANO

Ordinazioni episcopali a Pechino “un fallimento” per governo e Associazione

 

Beijing (Fides) - Fonti di Fides nella capitale hanno dichiarato che la cerimonia dell’ordinazione dei 5 vescovi patriottici “è stata un fallimento per il regime e per l’associazione patriottica. Il loro gioco politico è fallito”. La cerimonia delle ordinazioni, si è svolta ieri 6 gennaio alle 7 di mattina nella cattedrale dell’Immacolata (Nantang) a Pechino.

All’origine erano previste 12 ordinazioni. La cerimonia era stata pensata come contraltare alle ordinazioni papali che quasi contemporaneamente dovevano svolgersi in san Pietro, una affermazione dell’autonomia della chiesa cinese da Roma. Invece, essa ha creato un fossato maggiore fra cattolici della chiesa ufficiale da una parte e  governo e Associazione Patriottica dall’altra. Molti fatti stanno a dimostrarlo.

1)  Gli oltre 130 seminaristi del Seminario Nazionale di Pechino hanno disertato in massa la celebrazione. Il giorno prima, il 5 gennaio mattina erano stati obbligati a partecipare alle prove della cerimonia. Il 5 sera tutti gli studenti e alcuni preti si sono radunati per decidere di non partecipare. Durante la loro assemblea tutti erano d’accordo che “la cosiddetta consacrazione [episcopale] è contro i principi della nostra fede e contro la Chiesa cattolica”. Per questo hanno deciso di inviare loro rappresentanti a parlare con l’Associazione Patriottica, per comunicare loro che tutti i seminaristi non avrebbero partecipato alla messa di ordinazione.  Uno studente ha dichiarato che adesso tutti loro “temono pressioni e perfino persecuzioni sia da parte del governo che da parte dell’Associazione Patriottica”. In un messaggio essi chiedono ai loro amici: “Pregate per noi ed esprimete assieme alla Chiesa universale solidarietà verso di noi”.

2)  la bassissima partecipazione. Secondo fonti locali non erano presenti più di 200 persone. Normalmente, le comuni messe domenicali alla Nantang raccolgono fra le 400 e le 600 persone. Per ordinazioni presbiterali ed episcopali, in altri momenti, si radunano in Cina diverse migliaia di fedeli. Alcuni fedeli obbligati a partecipare, hanno dichiarato a Fides che “la cerimonia sembrava più un funerale, che una festa di ordinazione”. “Il clima era molto teso e tutti, vescovi ordinandi, vescovi eletti e fedeli avevano un modo di fare passivo e straniato”. Le fonti di Fides affermano di aver ricevuto pressioni e ordini da parte dell’Associazione Patriottica per partecipare al rito. La tensione e l’impaccio era tale che il disordine regnava durante la celebrazione: secondo alcuni testimoni, “prima della consacrazione, i celebranti hanno rovesciato il calice del vino e le particole del pane”.

3)  I vescovi ordinandi erano 5: Liu Yuanren (diocesi di Nanjing); Fu Tieshan (Pechino); Tu Shihua (Hanyang); Jiang Taoran (Shijiazhuang); Yu Chengcai (Haimen); Luo Juan (Shuoxian); Liu Jinghe (Tangshan). Tutti loro meno uno, non hanno relazioni, con la Santa Sede. Altri vescovi, pur invitati alla ordinazione, all’ultimo momento sono spariti poco prima della cerimonia.

4)  I 5 vescovi patriottici neo-eletti sono: Zhan Silu (39 anni, diocesi di Mingdong); Su Changshan (74 anni, Baoding); Fang Jianping (39 anni, Tangshan); Lu Xinping (36 anni, Nanjing); Jin Daoyuan (71 anni, Changzhi).  Tutti loro hanno subito pressioni  estreme sino alla fine per accettare di farsi ordinare. I più giovani erano lacerati da dubbi. Uno di loro ha dichiarato che “le pressioni qui sono molto forti e io sono molto debole”.

5)  Per tutti questi vescovi si apre adesso un periodo difficile perché essendo di fatto illegittime le loro ordinazioni, i loro fedeli potrebbero rifiutare di partecipare ai sacramenti da loro celebrati. Alcuni fedeli della Chiesa non ufficiale hanno chiesto alla Santa Sede di non riconoscere le ordinazioni illegittime del 6 gennaio.

Non è stato possibile avere dichiarazioni ufficiali da nessun vescovo cinese. Mons. Joseph Zen Zekiun, vescovo coadiutore di Hong Kong, parlando a un incontro informale della Federazione Asiatica dei Vescovi in corso in Thailandia, ha detto che le ordinazioni dei 5 vescovi a Pechino sono un “atto di contestazione” da parte di forze governative in Cina (cfr Ucan 6/1/2000). Egli ha anche fatto notare che le ordinazioni del 6 gennaio vanno nella direzione stabilita dal documento segreto del Partito Comunista (reso pubblico da Fides lo scorso novembre). In esso si tratteggia un controllo sempre maggiore del governo di Pechino sulla Chiesa e sui vescovi. (Fides 07/01/2000)

 

«Avvenire», da Catholica - Venerdì 7 Gennaio 2000:

 

L’AZZARDO DI PECHINO:

CINQUE NOMINE «ABUSIVE»

 

Dalla Nostra Redazione

 

Roma. Il governo di Pechino porta fino in fondo la sfida al Papa e alla Santa Sede. Ieri, infatti, con una cerimonia durata circa due ore nella cattedrale della capitale cinese, la «Chiesa filogovernativa», non riconosciuta dal Vaticano, ha consacrato cinque vescovi (in un primo momento pareva dovessero essere addirittura dodici). La cerimonia è stata celebrata dal presidente della Conferenza episcopale nazionale, Liu Yuanren, proprio nello stesso giorno in cui Giovanni Paolo II consacrava in Vaticano 12 nuovi presuli. A questo proposito, il portavoce Liu Bainian ha dichiarato che non conosceva la coincidenza. Il che suona abbastanza strano, dato che la consuetudine di consacrare vescovi all’Epifania non risale certo a ieri.  Il gesto di Pechino è stato, infatti, giudicato con meraviglia e disappunto dalla Santa Sede. «Questa decisione - aveva detto tre giorni fa il portavoce Navarro - interviene in un momento in cui da più parti si levano delle voci che lasciano ben sperare per una normalizzazione dei rapporti tra la Santa Sede e Pechino, mentre questo gesto viene a porre degli ostacoli che certamente intralciano tale processo».

I cinque vescovi sono Jin Daoyuan, 64 anni, vescovo residenziale della diocesi di Changzhi (regione dello Shnaxi) e gli ausiliari Su Changshan, 73 anni, di Baoding (a 200 chilometri da Pechino), Lu Xingping, 35 anni, di Nanchino (regione del Jiangsu), Zhan Silu, 40 anni, della diocesi di Mindong (regione del Fujian) e Fang Jianping, 37 anni, di Tangshang (a 250 chilometri da Pechino). Ben tre su cinque, dunque, sono molto giovani e uno addirittura al limite dei 35 anni, che il codice di diritto canonico fissa come limite minimo di età. Il che sembrerebbe confermare quanto sostenuto da autorevoli osservatori, ossia che il regime voglia a tutti i costi «plasmare» una generazione di vescovi, arrivando ad intavolare un dialogo con Vaticano da posizioni di forza, avendo cioè «occupato» diocesi a lungo vacanti con persone di sua fiducia.

 

«Avvenire», da Catholica – Sabato 8 Gennaio 2000:

 

IL CASO Il giorno dopo le ordinazioni episcopali abusive, dalla Cina voci di «fallimento»

TENSIONI IN CHIESA A PECHINO

Mimmo Muolo

 

Roma. Non sarebbe rimasta senza conseguenze la consacrazione di cinque nuovi vescovi della Chiesa «ufficiale» di Cina. Secondo alcune fonti di Pechino, citate ieri dall’agenzia vaticana Fides, la comunità ecclesiale cattolica sta vivendo questo delicato passaggio con gli stessi sentimenti di dolore e di disappunto che erano stati espressi alcuni giorni fa dal portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls. Per alcuni la cerimonia del 6 gennaio nella Cattedrale dell’Immacolata «è stata un fallimento per il regime e per l’Associazione Patriottica (Apc)». Anche se nella maggioranza dei cattolici cinesi prevale il desiderio di chiudere al più presto questa pagina, lasciando così spazio a quei segnali di disgelo che, sia pure timidamente, sembravano aver fatto capolino nei mesi scorsi.

Diversi indizi, sempre secondo «Fides», starebbero ad indicarlo. «Gli oltre 130 seminaristi del Seminario nazionale di Pechino - scrive infatti l’agenzia - hanno disertato in massa la celebrazione». Il giorno prima erano stati obbligati a partecipare alle prove della cerimonia. Ma la sera hanno deciso di non partecipare, ritenendo all’unanimità che «la cosiddetta consacrazione episcopale è contro i principi della nostra fede e contro la Chiesa cattolica». Uno studente ha dichiarato che adesso tutti loro «temono pressioni e perfino persecuzioni sia da parte del governo che da parte dell’Associazione Patriottica». Perciò in un messaggio essi chiedono ai loro amici: «Pregate per noi ed esprimete assieme alla Chiesa universale solidarietà verso di noi».

Ulteriore indizio sul quale riflettere è, sempre secondo Fides, la bassissima partecipazione: «meno di 200 persone contro una media di 4-600 fedeli che normalmente vanno a messa di domenica nella cattedrale di Pechino e le diverse migliaia che di solito si radunano per le ordinazioni. Alcuni fedeli obbligati a partecipare, hanno dichiarato che “la cerimonia sembrava più un funerale, che una festa di ordinazione” e il clima era molto teso.  Pare, inoltre, molti vescovi, pur invitati alla ordinazione, abbiano trovato il modo di andar via alla chetichella poco prima della cerimonia.  Le fonti di Pechino rivelano, infine, che i 5 nuovi vescovi patriottici - Zhan Silu (39 anni, diocesi di Mingdong); Su Changshan (74 anni, Baoding);

Fang Jianping (39 anni, Tangshan); Lu Xinping (36 anni, Nanjing); Jin Daoyuan (71 anni, Changzhi) - hanno subito pressioni estreme sino alla fine per accettare di farsi ordinare. Una circostanza, quest’ultima, che parrebbe indirettamente confermata anche dal balletto di cifre sul numero delle ordinazioni, susseguitosi nei giorni scorsi: prima 12, poi ridotte a 6 e a 3 e infine fissate in 5. «L’incertezza sul numero - fa notare l’organo del Pime, Asia News - è già di per sé importante, a motivo del carattere di illiceità che la cerimonia ha assunto». Non è la prima volta che ciò avviene (il primo caso del genere risale al 1958 e da allora sono stati 137 i presuli consacrati senza nomina pontificia), ma questa volta «la cerimonia è diventata uno schiaffo dell’Apc alla maggioranza cattolica, che non ha mai voluto una Chiesa staccata da Roma». E che, come molti segnali testimoniano, non si stanca di sperare in una primavera più o meno vicina nei rapporti tra Pechino e la Santa Sede.

 

«Corriere della Sera», sabato 8 gennaio 2000:           

 

Per non dover passare alla scomunica, il Vaticano ha sempre evitato di considerare scissionista

la «Chiesa patriottica» cinese

«VESCOVI DI PECHINO, UNO SCISMA DI FATTO»

Una grave accusa dal cardinale Fagiolo. Ma la Santa Sede resta cauta e preferisce salvare il dialogo

 

Città del Vaticano - Le ordinazioni episcopali di Pechino, avvenute il giorno dell’Epifania, costituiscono uno «scisma di fatto» (cioè una rottura non dichiarata dell’unità della Chiesa) e in tale situazione «la Chiesa cinese si trova da tempo»: lo ha detto ieri un cardinale di Curia in pensione, Vincenzo Fagiolo, rispondendo alla domanda di un giornalista.  Ma il Vaticano che conta è più cauto e fa presente - in via confidenziale - che per la Cina è meglio evitare la parola «scisma» (rottura), come hanno fatto tutti i Papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II.

Il motivo per cui non viene denunciato lo «scisma» è questo: tra i cattolici cinesi aderenti alla Chiesa «ufficiale», l’unica riconosciuta dal regime, ci sono comportamenti irregolari (come le cinque ordinazioni di giovedì), censurati dal «Diritto canonico», ma essi sono posti da persone che generalmente non intendono separarsi dal Papa e che sono costrette a compiere atti di «autonomia» nei confronti di Roma.  Per la verità la parola «scisma» per la Cina una volta un Papa l’usò, ma poi si convinse che non era opportuna: si tratta di Giovanni XXIII e la vicenda è istruttiva, dal momento che segnò la reazione di Roma - nel 1958 - alle prime due ordinazioni episcopali senza autorizzazione papale. E dal 1958 a oggi di tali ordinazioni ve ne sono state 142, sempre disapprovate da Roma, ma mai colpite con la scomunica come avverrebbe nel caso di un vero e proprio «scisma».

Nel 1957 viene creata l’Associazione dei cattolici patriottici, che promuove le prime ordinazioni episcopali (aprile 1958).

Alla fine del 1958 Giovanni XXIII, parlando ai cardinali, afferma che i due nuovi vescovi «hanno occupato illegittimamente la sede dei pastori e hanno così infelicemente aperto la via a un funesto scisma».  Papa Roncalli riteneva cioè che vi fosse una situazione di scisma potenziale. Ma vescovi esuli dalla Cina si affrettarono a informarlo sulla situazione di costrizione in cui avevano operato - in quell’occasione, in Cina - sia i vescovi ordinanti sia i vescovi ordinati. Si racconta che il Papa disse loro che non avrebbe più usato la parola «scisma» per la Cina.  Le ultime cinque ordinazioni non hanno fatto cambiare idea al Papa e ai suoi collaboratori. Ma li ha spiazzati, questo è vero, stante il grande desiderio di «normalizzazione» che nutrono e i segni di disgelo che erano venuti collezionando negli ultimi mesi.

Da tale spiazzamento è ispirata la dichiarazione con cui il portavoce Navarro ha commentato l’annuncio - venuto lunedì - delle nuove ordinazioni:

«Meraviglia e disappunto».

Ieri il vice-presidente dell’Associazione dei cattolici patriottici cinesi, Liu Bainian, ha dichiarato all’Ansa che «la dichiarazione del portavoce Navarro non rappresenta le idee del Papa, che vuole migliorare le relazioni e che ama la Cina».

A noi invece risulta che sia stato proprio il Papa a volere quella dichiarazione, scavalcando - come spesso avviene - la prudenza dei suoi collaboratori, che avrebbero preferito non dare segni di «disappunto», perché ritenuti psicologicamente negativi nella partita a scacchi che stanno conducendo con il regime di Pechino.

Liu Bainian ha anche smentito la notizia dell’agenzia vaticana «Fides» secondo cui le consacrazioni di Pechino avrebbero dovuto essere 12 (come a pareggiare quelle che il Papa compiva lo stesso giorno in San Pietro), ma sette dei nuovi «eletti» si sarebbero rifiutati per non mettersi in contrasto con il Papa. Ma «Fides» insiste: ieri ha scritto che le ordinazioni sono state «un fallimento» per il governo di Pechino e per l’ Associazione dei cattolici patriottici. Segni del «fallimento»: gli oltre 130 seminaristi del Seminario nazionale di Pechino hanno disertato in massa la celebrazione, che ha attirato una «bassissima partecipazione» da parte dei fedeli. Alla celebrazione nella cattedrale dell’Immacolata avrebbero assistito appena 200 persone, mentre alle normali messe domenicali ne vanno «tra le 400 e le 600».

Luigi Accattoli

«Il Giorno», Sabato 8 gennaio 2000:

 

IL VATICANO: «UNO SCISMA A PECHINO»

LA CHIESA CINESE: «IL PAPA DOVREBBE GIOIRE»

 

Palermo - Con la nomina dei vescovi a Pechino senza l’autorizzazione del Papa, si è configurata «una situazione irregolare» e «uno scisma di fatto».  Questa l’opinione del presidente emerito del Pontificio consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi, cardinale Vincenzo Fagiolo e dell’arcivescovo di Palermo, Salvatore De Giorgi. Interpellati sulla questione, i due porporati hanno sottolineato il fatto che «per nominare un vescovo ci deve essere il mandato del Pontefice, e i vescovi non possono essere ordinati senza questo mandato». Sia Fagiolo che De Giorgi hanno fatto poi riferimento alla dichiarazione del portavoce del Vaticano, Navarro, che nei giorni scorsi aveva manifestato «meraviglia e disappunto» per l’iniziativa del governo di Pechino che sembrava a suo giudizio annullare la volontà di normalizzazione manifestatasi negli ultimi tempi tra Pechino e Santa Sede. Alla domanda se con le nomine vescovili di ieri la Chiesa patriottica si sia messa in una situazione scismatica, Fagiolo e De Giorgi hanno sottolineato il fatto che «da tempo la Chiesa in Cina si trova in una situazione di scisma di fatto». Il vicepresidente dell’Associazione cattolica patriottica cinese, filogovernativa, Liu Bainian ritiene invece che il Papa dovrebbe essere contento delle ordinanzioni dei cinque vescovi perché grazie a loro il cattolicesimo in Cina si è sviluppato in questi anni. «La chiesa cinese ha i suoi vescovi che la fanno prosperare come in pochi paesi al mondo - ha detto Liu Bainian - ritengo quindi che il Papa debba esserne contento... quanto dice il portavoce del Vaticano Navarro non rappresenta le idee del Papa, che vuole migliorare le relazioni e ama la Cina».

 

«Il Messaggero», Sabato 8 gennaio 2000:

I PRELATI CINESI

Il Vaticano: «E’ uno scisma di fatto»

Ma Navarro esprime solo «meraviglia»

 

Roma - La Chiesa di Roma reagisce alla sfida di Pechino facendo però attenzione a non esagerare. Il Vaticano non può accettare la nomina di vescovi da parte del regime cinese, ma non intende neppure rinunciare all’ auspicata normalizzazione dei rapporti con la Cina.  Il cardinale Vincenzo Fagiolo, autorevole giurista vaticano, ha dichiarato che «la Chiesa si trova da tempo in Cina in situazione di scisma di fatto».  Anche l’arcivescovo di Parlermo, Salvatore de Giorgi, ha ribadito che «non si possono ordinare vescovi senza mandato del Papa». Entrambi, tuttavia, hanno fatto riferimento all’assai blanda presa di posizione del portavoce vaticano Joaquim Navarro Valls, che aveva espresso «stupore e meraviglia» rinunciando a considerazioni più incisive.

La Santa Sede è pronta a cedere su Taiwan, la Cina nazionalista con la quale intrattiene rapporti diplomatici ad onta di Pechino. Ma deve tener duro sui vescovi perché il precedente cinese potrebbe moltiplicare in tutto il mondo gli «scismi di fatto». Scopo delle trattative mai interrotte con Pechino è raggiungere un accordo analogo a quello con il Vietnam, il cui governo si accontenta di “riconoscere” i vescovi ordinati da Roma.

 

“la Repubblica” Sabato 8 gennaio 2000:

 

“A PECHINO UNO SCISMA DI FATTO”

Gli esperti di diritto canonico contro i 5 vescovi ordinati in Cina. Il Papa

tace e punta alla riconciliazione

di Marco Politi

 

Città del Vaticano - “E’ uno scisma di fatto”. Il cardinale Vincenzo Fagiolo, che in Vaticano è l’interprete della legge in persona, non ha dubbi. Per Fagiolo, presidente emerito del Consiglio pontificio per l’interpretazione del codice di diritto canonico, le cinque ordinazioni episcopali avvenute a Pechino ad opera della “Chiesa patriottica” sono un fatto gravissimo, una “situazione irregolare che si trascina da tempo”.  Anche il cardinale di Palermo, Salvatore De Giorgi, è indignato: “La risposta giusta - afferma - l’ha data il portavoce papale Navarro. Non si possono ordinare vescovi senza il mandato del Papa”.  Il Vaticano, però, tace. Il grande disegno di papa Wojtyla è di arrivare al giorno in cui riconciliare la Chiesa delle catacombe con la Chiesa ufficiale. Aprire uno scontro a colpi di scomuniche fra i dieci-dodici milioni di cattolici cinesi sarebbe suicida. Certamente la Santa Sede troverà modo di esprimere nuovamente la sua contrarietà, ma l’obiettivo rimane quello di riannodare il dialogo con Pechino. “Il dato più importante - spiega padre Bernardo Cervellera, direttore dell’Agenzia Fides, della Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli - è il fallimento dell’operazione voluta dalle autorità di Pechino. Alla consacrazione dei cinque c’ è stata scarsissima affluenza di popolo, soltanto duecento persone in cattedrale, quando nelle domeniche normali ne arrivano abitualmente quattrocento. Molti vescovi invitati si sono dati all’ultimo momento con le scuse più varie”.

Informato da fonti locali, Cervellera rivela un altro particolare: “I centotrenta alunni del seminario nazionale cattolico di Pechino erano stati costretti a partecipare alle “prove” della cerimonia nella cattedrale dell’Immacolata. Ma la sera del 5 gennaio si sono riuniti e hanno deciso di disertare il rito nel giorno dell’Epifania”. Gruppi di fedeli della Chiesa clandestina si sono già rivolti al Papa per chiedere che non riconosca i vescovi consacrati da parte del governo. Ma in Vaticano sanno bene che i neo-vescovi hanno subito pressioni fortissime da parte delle autorità, anche se altri sette candidati hanno avuto il coraggio di rifiutare.  Dietro le quinte si svolge un tiro alla fune fra falchi e colombe in seno alla leadership cinese. Padre Cervellera attira l’attenzione su un documento segreto del Comitato centrale del partito comunista cinese. Il testo rivela da un lato il grande interesse di Pechino alla normalizzazione dei rapporti con il Vaticano, dall’altro detta le linee di un controllo strettissimo sulla Chiesa cattolica cinese. “In tre punti - sottolinea padre Crevellera - il documento si propone di neutralizzare l’influenza della Santa Sede. 1) Ogni comunità cristiana dovrà essere guidata da un comitato democratico emanazione dell’Associazione patriottica; 2) Il consiglio dei vescovi cinesi dovrà ubbidire al cosiddetto Comitato dei rappresentanti cristiani, che dunque metterebbe in minoranza i vescovi, cosa inaccettabile per il Vaticano; 3) La Chiesa sotterranea deve essere smantellata in ogni modo”. A Pechino il vicepresidente del clero patriottico, Liu Bainan, preannuncia comunque altre ordinazioni. “La Chiesa in Cina prospera”, ha detto.  Interrogato perché in un primo tempo erano state previste tre ordinazioni, ha replicato che per gli altri due vescovi “i paramenti non erano pronti fino a giovedì”.

 

Nuova religiosità: sfida alla Nuova Evangelizzazione – TESTI e DOCUMENTI

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