Giustizia "anti-sette" in Belgio: meglio se il genitore è agnostico (ACNews 008-99)

 

Bruxelles, 15-11.1999.  La Corte di prima istanza di Zaventem, nei pressi di Bruxelles, ha negato,

in una causa di divorzio, l'affidamento dei figli  alla madre perché appartenente a una denominazione

cristiana protestante, di tipo pentecostale, la  Chiesa di Dio e della Profezia. Il giudice Desmet,

dopo aver fatto svolgere indagini, ha disposto che della custodia della prole si occupi provvisoriamente il padre, Alain Verwerft, già condannato a tre anni di carcere per una rapina a

mano armata compiuta negli anni 1980.

I fatti, riportati il 15 novembre 1999 dall'agenzia belga Human Rights Without Frontiers, risalgono al

29 giugno scorso, quando la moglie trentatreenne di Verwerft, Luz Criselda Cuarita Chavez, viene cacciata di casa dal marito, agnostico, nonostante sia incinta di nove mesi. Dieci giorni dopo la donna dà alla luce una bambina, Charlotte. Il 7 ottobre successivo, il giudice convoca le parti e, dopo aver sentito il legale del padre, secondo il quale la signora Chavez dedicava troppo tempo alla

propria congregazione, di cui e' pastore suo padre, decide di toglierle i figli, descrivendo la Chiesa

di Dio e della Profezia come una "setta". Tuttavia,  la madre ha ottenuto il permesso di visitare i propri figli - un bambino di otto anni e la neonata di tre mesi -, secondo la decisione del tribunale, a patto di non portarli nella Chiesa a cui appartiene.

Il Rapporto 1999 sulla Libertà Religiosa, a cura del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America, cita le sentenze di alcuni tribunali nelle Fiandre - nell'ambito dei processi di affidamento di bambini di coppie separate - secondo le quali il genitore che non ha la custodia del minore, se e' un testimone di Geova, durante le sue visite non può esporre al figlio gli insegnamenti o lo stile di vita di questa religione, poiché i tribunali lo giudicano dannoso per i bambini.

Non limitato alla sfera giudiziaria, il problema del rispetto della libertà religiosa in Belgio, anche a livello politico, è stato sollevato da molte organizzazioni per i diritti umani da almeno due anni e in particolar modo dal maggio del 1998, quando il Parlamento ha istituito il Centro per l'Informazione e la Consulenza sulle Organizzazioni Settarie Pericolose, autorizzato anche a raccogliere dati personali sugli aderenti ai nuovi movimenti religiosi.

 

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