La Soka Gakkai

Forme del buddhismo giapponese

PierLuigi Zoccatelli

 

1. Il fascino dell’Oriente

Nell’itinerario relativo al rinascere del complesso fenomeno che si usa definire "nuova religiosità", oltre all’attenzione da prestarsi alle realtà che attingono le proprie caratteristiche – spesso in maniera assai originale e certamente criticabile in una prospettiva cattolica – da un sottofondo religioso e culturale che è quello proprio della tradizione occidentale e cristiana, un capitolo a parte è da riservarsi a quella parte del risveglio neo-religioso che dice relazione al tanto discusso "fascino dell’Oriente", che affronteremo seguendo alcune premesse e infine presentando uno dei molteplici volti di questa panoramica: il movimento giapponese Soka Gakkai.

Volendo cercare un ipotetico punto d’origine dell’interesse occidentale per le lontane culture d’Estremo Oriente – senza dimenticare che questo interesse risale in Europa al periodo medievale, ed è sempre stato coltivato da viaggiatori, missionari, mercanti, e via dicendo –, potremmo dire che esso si colloca in quella fase storica che coincide con la Rivoluzione francese del 1789, un periodo che è all’origine di un movimento di critica al cristianesimo così radicale, tanto da indurre molte persone a cercare forme di religiosità alternative. Effettivamente, molti studiosi interpretano proprio il mondo che è nato con la Rivoluzione francese come il luogo di origine di tutta una parte del fenomeno dei "nuovi movimenti religiosi".

Secondo questa chiave di lettura degli eventi, nel contempo storica e interpretativa, l’idea che l’Oriente sia in possesso di una saggezza superiore a quella dell’Occidente – che è cominciata a emergere con l’Illuminismo –, o contenga verità religiose più profonde, si è affermata in tutti i periodi di crisi e di attacco contro il cristianesimo: parallelamente al ripudio totale della religione si è allora manifestata la tendenza a sostituire la religione "corrotta" occidentale con le idee "più pure" dell’Oriente.

Tuttavia, è solo nella seconda parte dell’Ottocento che comincia a manifestarsi in Occidente un interesse non solo più teorico per l’Oriente: è questo il momento che vede l’incontro di due correnti, una che va da Occidente verso Oriente e l’altra che persegue una strada inversa. Alla testa di questo movimento si trova la nascita – nel 1875, a New York – della Società Teosofica, fondata dall’occultista russa Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) e dall’avvocato statunitense Henry Steel Olcott (1832-1907). Un episodio cruciale per l’intero movimento della "ricerca dell’Oriente" da parte di occidentali è il viaggio in India del 1878 dei due fondatori della Società Teosofica – durante il quale Olcott baciò la terra di Bombay appena sbarcato in India, compiendo un gesto altamente emblematico –, ma non va dimenticata l’importanza di questa organizzazione (oggi ritornata di moda per l’influenza non solo indiretta nella nascita del fenomeno New Age) nell’avere esercitato un influsso anche su un altro episodio decisivo dell’importazione di dottrine orientali in Occidente: il Parlamento Mondiale delle Religioni, organizzato nel quadro dell’Esposizione Universale di Chicago nel 1893. A questo appuntamento partecipò fra gli altri – proprio grazie alla Società Teosofica, i cui due fondatori si convertirono formalmente al buddhismo nel 1880; Olcott inoltre, ancora oggi venerato a Ceylon come un eroe locale, pubblicò nel 1892 un "Catechismo buddhista" – un maestro buddhista di Ceylon, Anagarika Dharmapala (1864-1933), suscitando interesse con una presentazione sul buddhismo come religione capace di fare a meno di Dio e di riconciliare quindi fede e scienza.

Con queste considerazioni introduttive (anche se varrebbe la pena soffermarsi più a lungo sulla storia e le influenze della Società Teosofica, un autentico terreno di coltura ove sono maturate molte realtà della galassia neo-religiosa contemporanea), ci siamo dunque avvicinati a focalizzare alcune origini dell’interesse religioso dell’Occidente per il buddhismo. Delle quattro religioni nate in India – induismo, giainismo, sikhismo, buddhismo –, e da qui diffusesi secondo modalità diverse nel mondo orientale, è stata proprio la quarta ad attirare la maggiore attenzione degli occidentali, forse anche per la sua natura più "filosofica" e riflessiva, meno idonea a dare vita a gruppi normalmente etichettati come "culti" o "sette". Non è questa la sede per tratteggiare le varie peculiarità del buddhismo, che non può essere considerato certo un "nuovo movimento religioso", giacché il suo fondatore – Sakyamuni o Gautama Buddha – è vissuto all’incirca fra il 560 e il 480 avanti Cristo; basti dire che per collocare esattamente i gruppi buddhisti presenti in Occidente occorre anzitutto tenere conto della distinzione fra corrente Mahayana ("Grande Veicolo") e Hinayana ("Piccolo Veicolo"), all’interno delle quali si distinguono un gran numero di scuole: da un punto di vista geografico le scuole della corrente Hinayana sono diffuse prevalentemente a Ceylon, in Birmania, Laos, Cambogia e Thailandia, mentre quelle della corrente Mahayana sono dominanti in Tibet, Cina, Corea e Giappone.

Nell’affrontare ora uno specifico movimento religioso che si radica nella tradizione buddhista – la Soka Gakkai – e che ha riscosso particolare successo in Occidente (Italia non esclusa), dobbiamo aggiungere che per molti aspetti l’esperienza religiosa del buddhismo non è esattamente assimilabile all’esperienza religiosa di chi aderisce a un "nuovo movimento religioso"; questa esperienza rimane tuttavia un elemento nuovo nella mappa della religiosità occidentale e pone pertanto problemi di integrazione non indifferenti; può pertanto a buon diritto essere considerato una componente del più complesso fenomeno della nuova religiosità.

 

2. La Soka Gakkai: alcuni cenni

Ha scritto lo specialista Massimo Introvigne: "Qual è la più grande "nuova religione" diffusa oggi nel mondo? Domanda ambigua, si dirà, perché la risposta dipende anzitutto dalla definizione di "nuova religione", su cui non vi è accordo neppure tra gli specialisti. Ma i primi nomi che verranno in mente saranno i Testimoni di Geova, i Mormoni, la Scientologia... La risposta giusta – se esiste – è un’altra. Il maggiore movimento mondiale comunemente qualificato come "nuova religione" è un gruppo giapponese di origine buddhista, la Soka Gakkai". Si aggiunga che non si tratta affatto di un fenomeno soltanto giapponese: fra gli oltre quindici milioni di fedeli nel mondo, negli Stati Uniti i seguaci della Soka Gakkai sono alcune centinaia di migliaia e in Italia il gruppo vanta circa ventiduemila membri.

La Soka Gakkai nasce all’interno delle tre scuole giapponesi della corrente Mahayana dette "di Kamakura", perché fiorite nel secolo XIII nell’epoca in cui il Giappone era amministrato prevalentemente da questa città: l’Amidismo, lo Zen e il buddhismo Nichiren. Questo movimento, per la precisione, si ricollega al buddhismo del monaco Nichiren (1222-1282), parte di una più larga corrente che dà grande importanza al concetto di mappo, ovvero l’epoca della decadenza del mondo in cui ci troveremmo a vivere. A differenza delle altre scuole buddhiste, in genere concordi nella predicazione del rispetto e della tolleranza reciproca, Nichiren si convinse della rilevanza esclusiva della scrittura buddhista detta "Sutra del Loto" – uno dei testi più venerati del buddhismo Mahayana –, considerandola l’unica possibilità di salvezza per l’epoca mappo. Seguire altre vie significava danneggiare se stessi e gli altri, e da questo deriva la leggendaria intolleranza di Nichiren nei confronti delle scuole rivali, nonché delle altre religioni, un aspetto raro nel mondo buddhista. Nichiren insisteva sulla pratica del daimoku, il canto ripetuto delle quattro parole Nam-myoho-renge-kyo ("affermo la mia devozione alla legge mistica del Sutra del Loto"), detta pure "Legge meravigliosa", mediante la diffusione del quale i tempi oscuri potrebbero finire e si potrebbe restaurare una società ideale.

Fra i diversi gruppi che si rifecero a Nichiren (già una prima divisione insorse fra i sei discepoli principali del maestro), uno – la Nichiren Shoshu, che risale almeno al XIV secolo – insiste particolarmente nel carattere di "vero Buddha dell’età mappo" di Nichiren. Questa tradizione, che appartiene all’eredità del sesto discepolo di Nichiren – Nichiko (1246-1332), fondatore del tempio di Taiseki-ji presso il monte Fuji –, si distinse dagli altri gruppi detti dei "cinque discepoli", nell’eredità dei quali sono sorti numerosi altri movimenti di derivazione Nichiren, fra i quali vanno segnalati l’influente Nichiren-Shu (otto milioni di membri, in maggioranza giapponesi), la Reiyukai – fondata ufficialmente nel 1925 da Kakutaro (detto poi Matsudaka) Kubo – e il suo più importante scisma, la Rissho Kosei-kai, fondata nel 1938 da Nikkyo Niwano e Myoko Naganuma, che oggi sfiora i cinque milioni di membri ed è molto nota in Occidente per il dialogo instaurato con il mondo cristiano, al punto che il fondatore Niwano è stato il primo buddhista invitato come osservatore al Concilio Vaticano II.

Ma torniamo alla tradizione della Nichiren Shoshu, il cui successo mondiale è dovuto al movimento laicale Soka Gakkai fondato nel 1930 da Tsunesaburo Makiguchi (1871-1944), un educatore interessato soprattutto a una filosofia dei valori (Soka Kyoiku Gakkai significa "Società educativa per la creazione di valore"), fra i quali vi erano anche quelli di carattere religioso. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Makiguchi dichiarava che il Giappone sarebbe stato salvato soltanto dal riconoscimento della Nichiren Shoshu come l’unica religione vera. Arrestato, egli morì in carcere nel 1944 trasmettendo la leadership al compagno di prigione Josei Toda (1900-1958), il quale, assieme al suo successore Daisaku Ikeda, completò la trasformazione della Soka Gakkai in un senso più specificatamente religioso.

Orientata la Soka Gakkai con metodi efficaci di apostolato, Toda introdusse inoltre la filosofia dell’obutsu myogo, la "non separazione fra religione e società", una dottrina inconsueta nel mondo buddhista che si affianca allo stile di vita proprio dei membri della Soka Gakkai: a) la pratica quotidiana del gongyo, canto del daimoku che abbiamo già descritto, e la recita di una parte del Sutra del Loto di fronte a una riproduzione del Daigohonzon, un’immagine sacra preparata da Nichiren nel 1279, essenziale per la salvezza del mondo; b) zadankai, la frequenza a riunioni mensili in piccoli gruppi; c) shakubuku, ovvero la pratica del proselitismo (in realtà oggi all’interno della Soka Gakkai è maggiormente praticato lo shoju, improntato sul dialogo e l’esempio e considerato come maggiormente adatto ai paesi non buddhisti); d) kyogaku, studio sistematico dei testi del movimento e degli scritti di Nichiren; e) tozan, il pellegrinaggio a Taiseki-ji, dove si trova la copia originale del Daigohonzon.

Un fatto saliente nella storia della Soka Gakkai è stato il conflitto che ha contrapposto – a partire dal 1977-1979 – la Soka Gakkai, movimento di laici, e i monaci della Nichiren Shoshu. Una nuova ondata di contrapposizioni portò, nel novembre 1991, a una rottura non priva di conseguenze drammatiche (fra cui l’interdizione di ricevere le copie autenticate del Gohonzon, o l’esclusione dal pellegrinaggio al tempio principale), e a una scomunica comminata dal Patriarca della Nichiren Shoshu. Il 7 settembre 1993 la Soka Gakkai accettò una proposta di Sendo Narita, responsabile dei monaci del tempio Joen-ji, nella prefettura giapponese di Tochigi, annunciando che avrebbe cominciato la distribuzione di un Gohonzon ai nuovi membri e a quanti non l’avevano ricevuto durante i due anni precedenti. Questo Gohonzon è la copia di una pergamena trascritta nel 1720 da Nichikan – il ventiseiesimo Patriarca del Taiseki-ji –, basata sul Dai-Gohonzon presente al Taiseki-ji. Si aggiunga che in alcuni paesi, fra cui l’Italia, sono oggi attivi seguaci del patriarca della Nichiren Shoshu che – per le loro organizzazioni, oggi completamente separate dalla Soka Gakkai – usano il nome di Nichiren Shoshu o hokke-ko, creando una certa confusione presso un pubblico occidentale abituato a usare queste espressioni più o meno come sinonimi di Soka Gakkai.

In altra prospettiva, la dottrina di non separazione fra religione e società (l’obutsu myogo) ha portato la Soka Gakkai a impegnarsi in tutta una serie di attività culturali e politiche, estranee dall’attitudine di ritiro dal mondo e quindi dalla politica caratteristica degli altri gruppi di ispirazione buddhista, fino alla fondazione nel 1964 del partito Komeito, il terzo del Giappone per numero di voti e di deputati all’inizio degli anni 1990. Come ricorda lo studioso belga Karel Dobbelaere, "dal 1994 questo partito si è fuso con altri, fra cui il Partito Socialdemocratico (il Minshato), per formare lo Shinshinto (Partito della Nuova Frontiera). Il fine è quello di pervenire a un sistema politico bipolare e di controbilanciare in tal modo il Partito Liberal Democratico (PLD), al governo in Giappone da oltre trent’anni e di cui numerosi dirigenti sono stati accusati di corruzione. A livello locale la politica del Komeito è applicata dal partito Komei. La Soka Gakkai sostiene, in questo momento, pubblicamente a livello nazionale il Shinshinto, e a livello locale candidati affiliati al Komei. La politica perseguita durante trent’anni dal Komeito è stata caratterizzata dal suo interesse per la pace, il disarmo, il benessere dei cittadini e la libertà religiosa". Le finalità politiche, intese nel senso più ampio del termine, emergono dagli ambiti educativi e culturali: la pace, l’ecologia, l’azione interculturale e l’aiuto umanitario; tutti settori nei quali la Soka Gakkai è presente, e nei quali il suo impegno si configura spesso in attività collaterali a quelle dell’ONU e dell’UNESCO, confermando quella condotta di vita metodica fondata sull’autoanalisi e il suo supporto sociale in un contesto religioso che contraddistingue questo movimento orientato a quello che si potrebbe definire un "buddhismo d’azione".

 

Per saperne di più:

- Karel Dobbelaere, La Soka Gakkai. Un movimento di laici diventa una religione, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1998 (3a ed. 1999).

- Maria Immacolata Macioti, Il Buddha che è in noi. Germogli del Sutra del Loto, Edizioni Seam, Roma 1996.

 

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